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14 Dic

Fiori per Sofia Gon’s

Ci sono personaggi che compiono poco più di un passaggio fugace, nella storia. Sono fiamme molto intense, ma brevi, che bruciano velocemente, e che si distinguono tanto quanto e, a volte, maggiormente, di chi al mondo staziona, impassibile, per decenni e decenni. Nella gioia, o nella disperazione, la loro luce sembra irradiata per sfiorare i nervi scoperti, risvegliare le emozioni, muovere i sentimenti, condizionare le azioni, o addirittura il destino, di molti tra noi. Le mie emozioni e i miei sentimenti furono letteralmente travolti dall’assurda fatalità che coinvolse la giovane Sofia Mouhesine, e vorrei, con queste righe, renderVi partecipi della sua storia.

Nata ad Agadir, in Marocco, il 12 gennaio 1986 da madre bretone e padre marocchino, ma cresciuta in Francia, dimostrò fin da piccola una grande predisposizione all’arte in molte sue forme, ma, soprattutto, nella composizione musicale, e nel canto.

Senza dubbio Sofia aveva ereditato la bellissima e calda voce, molto “funk/ rhythm and blues/ soul oriented” da suo padre, Abdelghafour Mouhsine (in arte Vigon) che aveva guadagnato grande celebrità in Francia durante gli anni ’60, soprattutto grazie alle incisioni su dischi a 45 giri delle covers di “Hound dog” (1966) e di “Harlem shuffle” (1967), pubblicati dalla rinomata casa discografica Barclay.

Vigon, infatti durante tutti gli anni ’60, collaborò con i nomi illustri del mondo del rock, inaugurando molto spesso i loro concerti: Wanda Jackson, Bo Diddley, Them e Who nel 1965, Moody Blues, Yardbirds, Otis Redding, Billy Haley e Rolling Stones nel 1966, Kinks, Steve Wonder e Sam & Dave nel 1967, Wilson Pickett e Johnny Halliday nel 1968, Chuck Berry nel 1969, Eddy Mitchell e Johnny Halliday nel 1972, solo per citarne alcuni.

Nel 1978, però, Vigon decise di interrompere improvvisamente la propria attività artistica, e si ritirò in Marocco, precisamente ad Agadir.  In quella città aprì un ristorante (Le jardin d’eau, dove spesso si esibiva per gli ospiti) e nacque la sua seconda figlia, Sofia. Nel 2000, quando la ragazza aveva solo 14 anni, Vigon decise di ritornare in Francia, dove riprese le redini della propria carriera musicale, realizzando nuove incisioni e partecipando a molti concerti e ad alcune apparizioni televisive.

La giovane Sofia iniziò quindi a vivere a stretto contatto con musicisti e compositori, assistendo ai concerti del padre, e potendo sviluppare le proprie capacità musicali. I passi seguenti della “jeune fille” furono veloci, con le esibizioni in piccoli locali parigini, e, in seguito, con le partecipazioni, come corista, ad alcuni concerti del padre. Nel 2006, a soli vent’anni (ma non prima di aver ottenuto il Diploma di Arti grafiche) Sofia decise di inviare un cd dimostrativo al noto produttore Kerredine Soltani (Natasha St.Pier, Zazie e Gianna Nannini, tra le sue collaborazioni), il quale la mise immediatamente sotto contratto.

Le cose iniziarono bene, con la pubblicazione, nella primavera del 2008, di un CD singolo, che anticipava l’album, e conteneva 4 canzoni. L’uscita del primo cd completo di Sofia Mouhesine, ora con il nome d’arte Sofia Gon’s, intitolato “Comme avant”, fu programmata dalla Sony/BMG per la seconda metà dell’anno. Ma gli enormi problemi della casa discografica Sony Music, che proprio nel 2008 operò una dolorosa e complicata scissione dal gruppo BMG, nascosero sostanzialmente questo album nel dimenticatoio, lasciandolo senza distribuzione, senza pubblicità e senza attività promozionale. Primo scherzo del destino: il risultato di tanti sacrifici non arrivò nemmeno sugli scaffali, se non in pochissime copie. Fu un vero peccato: era un bel lavoro, composto da 14 canzoni, tra le quali emergevano “Paris s’eveille” (freschissima, divertente e giovanile) e “Good times”, dalla forte connotazione soul, interpretata in duetto con papà Vigon.

I brani erano stati quasi tutti scritti da Kerredine Soltani, ma Sofia aveva partecipato attivamente alla composizione di sei canzoni, portando in dote le sue giovani idee. Il bellissimo booklet fotografico del CD la riprendeva, durante una bella giornata di sole, in giro per Parigi in bicicletta: mostrava una ragazza di soli 22 anni, semplice e carina, che, nonostante il guaio con SONY, aveva avanti a sé una carriera brillante, ed una vita ricca di sfide entusiasmanti.

Se è vero, come dicono i saggi, che non tutti i mali vengono per nuocere, “Comme avant” fece maturare la musicalità di Sofia, e la mise, in qualche modo, sotto i riflettori di altri addetti ai lavori, soprattutto del grande produttore Jean Yves d’Angelo (Natasha St.PierJ.J. GoldmanCharles AznavourPatricia Kaas) . Dopo esser stata da lui contattata, e nonostante la grande delusione precedente, all’inizio del 2011 Sofia si mise duramente al lavoro, per la realizzazione del suo secondo album, intitolato “Le marchè des insolites”, che sarebbe stato pubblicato dalla Wagram quell’anno.

Sofia decise che l’album questa volta avrebbe dovuto rappresentarla al 100%: la sua vita, i suoi gusti musicali, e le sue esperienze dovevano assolutamente farne parte. Decise di scrivere i testi e le partiture musicali delle 13 canzoni dell’album. La miscela di soul, rhythm & blues e funk che le scorrevano nel sangue, uniti all’innata “joie de vivre” che la animava, all’entusiasmo che ripose nel progetto, e alla perfetta sintonìa nata con i musicisti e con il produttore, crearono un effetto musicale eccezionale, dirompente, e unico. Le canzoni erano bellissime, cariche di ritmo, e molto orecchiabili, con frequenti richiami a sonorità vintage, anche grazie ad un notevole utilizzo di una corposa sezione fiati.

Brani meravigliosi come “Mayday” e “Marchè des insolites” avrebbero facilmente trovato il loro posto anche in album di artisti titolati ed internazionali, e, in aggiunta, l’album venne rinforzato dalla riproposizione in scaletta di “Paris s’eveille” e “Good times”.

Insomma un album straordinario, anche considerata la giovane età dell’autrice. Un album “magico”, come da lei stessa definito nelle note di copertina (riportate al termine dell’articolo), che avrebbe sicuramente fatto la gioia di molti appassionati di buona musica. A conferma di ciò, il fatto che, molto presto, alcuni brani iniziarono a essere trasmessi dalle radio, da alcuni DJ che ne avevano prontamente apprezzato la qualità, anche grazie ad un video promozionale prodotto dalla Wagram.

Il mondo molto presto avrebbe finalmente conosciuto ed applaudito il suo talento: la fiamma artistica brillante di Sofia si era finalmente accesa, e in tutto il suo splendore.

Ma un gelido alito di vento, il 14 agosto 2011, la spense improvvisamente, quando il cuore di Sofia, a soli 25 anni, smise di battere. Anche questa volta, la “jeune fille” non ebbe la gioia di vedere il suo lavoro pubblicato. Infatti, tempo dopo, l’album uscì nei negozi, ma quando ormai Sofia non era più di questa terra.

In occasione di un mio viaggio a Parigi, mi sono recato al Cimitero di Montparnasse, ed ho cercato la tomba di Sofia, per portarLe un bel mazzo di fiori. Sulla mappa con l’elenco delle tombe dei personaggi famosi che si riceve all’ingresso, lei non appariva.

Ho vagato per molti minuti, fin quando mi sono recato presso gli uffici della Direzione, ed ho richiesto informazioni: finalmente le ho ottenute, e, con un pò di difficoltà, l’ho trovata.

Ho deposto i fiori, e mi sono commosso, ma ne valeva la pena.

Au revoir, Sofia.

“Merci à mes parents, à mes amis Hélène Perriot et Stefi Celma d’avoir toujours cru en moi, malgré mes doutes…..

Cet album est magique, et me ressemble grâce à vous tous”

Sofia

Osservando le mie mani, ho visto granelli dei ricordi cadere tra le dita, uno dopo l’altro, e andare perduti per sempre. Con questo contenitore magari ne salverò qualcuno, per chi, in futuro, sarà interessato a capire cosa io fossi.

2 Commenti
  • Angelo

    Ma che bello, Ste!

    20 dicembre 2017 at 9:36 Rispondi

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