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10 Dic

Hey, ascoltate Jim Croce

Estate 1977:

Quattro ragazzini, in pantaloncini corti e maglietta, seduti su uno scalino, attendono, facendo un gran baccano, l’autobus che li riporterà in città, dopo un’estenuante giornata in spiaggia. Con ferocia inaudita assalgono enormi pezzi di focaccia oleosa fasciata in spessa carta bianca, osservando distrattamente, di tanto in tanto, la vita che, impassibile, scorre loro attorno. Ai loro piedi giacciono, gettati alla rinfusa, i teli da mare, l’immancabile pallone “supertele” bianco con esagoni neri, un “Guerin Sportivo” ormai fradicio e pieno di sabbia, ed un mangiacassette portatile, che, inesorabilmente, spara nell’aria “Ti amo” di Umberto Tozzi. Il vecchio autobus verde sopraggiunge, e, con gran rumore di freni usurati e di cigolanti porte a soffietto, effettua la fermata. “Ehi, ragazzi !!” – odono una voce, “Ehi, ragazzini, dico a voi quattro….” – sentono ancora. Tutti alzano svogliatamente gli occhi dalla focaccia, giusto in tempo per vedere un giovanotto che, sporgendosi scompostamente con entrambe le braccia fuori dal finestrino dell’autobus che ricomincia faticosamente ad arrancare, si sta rivolgendo proprio a loro, avvolto da una nuvola di fumo nero di scarico. “Ehi, ragazzi…….ascoltate Jim Croce” – dice loro il giovane, mentre il mezzo si allontana lentamente nel sole. I quattro si guardano, e, senza capire, cominciano a ridere a crepapelle. Lo sconosciuto tiene le mani fuori dal finestrino, con le dita in segno di vittoria, e sorride. “Ascoltate Jim Croce” – urla adesso, ma la sua voce non si sente più, coperta dai rumori del traffico, e dalla musica da discoteca. “Quello è suonato, poveretto”, dice qualcuno di loro, mentre tenta di palleggiare con una palla di carta da focaccia.

 

Quarant’anni dopo:

Nella notte buia e fredda, fuori piove forte. Sotto le coperte, il mio fedele Ipod mi tiene compagnia, ed ascolto attentamente le voci e le note che mi sono così familiari. Sto ascoltando “Thursday”, una delle più belle canzoni mai eseguite da Jim Croce insieme al suo amico Maury Muehleisen, nonchè, senza dubbio, una delle più belle canzoni che io conosca. Gli incastri delle voci e delle chitarre sono pressoché perfetti: tra le note lievi si percepiscono una grande armonia, e una grande Amicizia, di quelle con la A maiuscola.

Jim Croce nacque a Philadelphia nel 1947, e, lungo tutti gli anni ’60, svolse i lavori più umili, terminando le faticose giornate tentando di proporre le proprie acerbe composizioni, accompagnato dalla fidanzata Ingrid, al pubblico distratto, irrequieto e crudele delle piccole cantine e dei country saloon della periferia americana. Dopo incredibili disavventure, migliaia di chilometri alla guida di automobili improbabili su strade polverose, e due vinili autoprodotti con grandi sacrifici, nulla sembrava voler accadere. Il testardo Jim li aveva composti mentre faceva il camionista e il muratore (intitolati “Facets”, nel 1966, pagato con i soldi dei regali di nozze, e “Bombs over Puerto Rico”, nel 1969), ma non erano stati presi in considerazione da nessuno.

Ma un bel giorno, finalmente, un amico comune, di nome Joe Salviuolo, presentò Jim a Maury Muehleisen, un giovane e talentuoso chitarrista che aveva contatti con tizio di nome Tommy West, che intendeva intraprendere la carriera di produttore discografico. Il passo fu abbastanza breve, ed il quartetto di nuovi amici ebbe la possibilità, nel 1972, di pubblicare finalmente il primo album di Jim Croce: “You don’t mess around with Jim”, che conteneva almeno tre assoluti capolavori: “Operator”, “Box #10” e “Photographs and memories”.

Il secondo album, “Life and times”, uscì all’inizio dell’anno seguente (1973) e presentava, tra le molte perle, “Bad, bad Leroy Brown”,  che si arrampicò fino al numero 1, nelle classifiche americane. Finalmente, dopo tante lacrime e tanti sacrifici, il successo e la popolarità per Jim Croce (ma anche per Maury, Joe e Tommy) erano a portata di mano.

L’uscita del terzo album, “I got a name”, era stata programmata per il giorno 21 settembre 1973. Jim e Maury decisero di suonare le nuove canzoni, in anteprima gratuita, per gli studenti della Sherman University. Il 20 settembre 1973 però il piccolo aereo che doveva condurli fino in Texas, precipitò in Louisiana, ponendo la parola fine sulle loro giovani vite.

Parola fine sui 30 anni di Jim, e sui soli 24 anni di Maury. Due entusiasmanti avventure artistiche appena iniziate, non riuscirono nemmeno a godere la luce. L’album “I got a name” uscì comunque nel 1973, postumo alla morte dei ragazzi: conteneva “Thursday”, “Lover’s cross”, “Age”tutti pezzi meravigliosi, ma dei quali i due non poterono goderne il successo.

Se gradite i cantanti giovani e belli, che muovono la bocca in video smaglianti e costosissimi, forse non diventerete mai estimatori di Jim e Maury. Però ci tengo a dirvi che, se oggi potessi tornare indietro, e guardare dall’alto i quattro ragazzini che divoravano la focaccia, e se addirittura potessi scegliere una canzone per quel momento, desidererei solo che fosse una canzone di Jim e Maury.

E urlerei ai ragazzini proprio quella frase, che ci venne urlata dall’autobus nel 1977:

“Ehi,ragazzi….ascoltate Jim Croce”..

 

Discografia essenziale

1966: “Facets” (**)

1969: “Jim & Ingrid Croce” aka “Bombs over Puerto Rico”, aka “Another day, another town” (**)

1972: “You don’t mess around with Jim” (*****)

1973: “Life and times” (*****)

1973: “I got a name” (*****)

1989: “Jim Croce live, the final tour” (*)

2006: “Have you heard: Jim Croce live” (**)

2013: “The lost recordings” (**)

Con ostinazione mi arrocco culturalmente in zona mediana, disorientato tra Shakespeare e Antonio de Curtis, risolvendo il dubbio amletico “essere, o non essere” con un perentorio “modestamente, io essi”.

5 Commenti
  • Angelo

    Bello. Grande Stefano.

    11 dicembre 2017 at 12:36 Rispondi
  • Vania

    , ” Con ferocia inaudita assalgono enormi pezzi di focaccia oleosa fasciata in spessa carta bianca, osservando distrattamente, di tanto in tanto, la vita che, impassibile, scorre loro attorno. Ai loro piedi giacciono, gettati alla rinfusa, i teli da mare, l’immancabile pallone “supertele” bianco”

    Come fare un’istantanea sulla targa Ge, con questo mazzetto di parole. Molto bello il pezzo. Davvero molto bello.

    14 dicembre 2017 at 12:59 Rispondi
  • Vania

    Ps dimenticavo, non conoscevo questo cantante, ti volevo solo dire, che mentre leggevo lui mi ha concesso il sottofondo, quindi anche GRAZIE per la dritta.

    14 dicembre 2017 at 13:13 Rispondi

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