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29 Giu

1987: Prince & Sheila E.

In quel caldo pomeriggio di domenica 7 giugno 1987, la Citroen 2 cavalli modello Charleston, arrancando faticosamente lungo l’autostrada verso Milano, esprimeva il massimo della sua potenza, raggiungendo incredibilmente quasi i 100 chilometri orari. Nonostante quegli strani finestrini aperti, avevo molto caldo. Una leggera ansia mi accompagnava fin dalla partenza, visto che quell’anno l’auto mi aveva abbandonato svariate volte, per problemi meccanici assortiti e, in qualche caso, assolutamente imprevedibili. Era veramente elegante, quel modello Charleston, con la sua livrea bordeaux e nera, ma non era stato affatto entusiasmante telefonare a mio padre in piena notte, per chiedergli di venirmi a trainare con una corda, quando si era rotta la frizione.

Stavo viaggiando da solo, perché i miei amici non ne avevano voluto sapere, di quel concerto, nonostante io avessi tentato di convincerli in ogni modo, anche mostrando loro delle fotografie della batterista Sheila E e della ballerina-corista Cat, che erano delle attrazioni estetiche non da poco: nulla da fare, non interessava a nessuno.

Mi consolavo della mia solitudine ascoltando la cassetta di “Purple Rain”: stavo andando ad assistere ad un concerto del grande Prince, e volevo giungere al Palatrussardi già in atmosfera. Avevo amato le canzoni di Prince durante un mio viaggio negli Stati Uniti. La mia amica americana Karen, che avevo conosciuto l’anno precedente a Dover, mi attendeva a Fremont, vicino a San Francisco: era una fan di Prince, e mi aveva raccontato di aver scelto la strana targa “Tikki 2” per la sua Nissan rossa, in onore alla canzone “Darling Nikki”.  Quell’estate, grazie alla sua Nissan, avevamo girato la California in lungo e in largo (prima o poi vedrete un capitolo, dedicato a quel viaggio epico),  e la colonna sonora di tutte quelle avventure fu in massima parte di Prince, con qualche spruzzata di U2 e di Los Lobos (era l’anno di uscita degli album “The Joshua Tree” e “La Bamba”).

Il caldo che pativo in quella benedetta Citroen era indirettamente responsabilità dello stesso Prince, il quale aveva esplicitamente chiesto agli spettatori (facendolo stampare sui biglietti, come vedete sotto) di abbigliarsi utilizzando solo colori pesca e nero. Considerato che il mio guardaroba all’epoca non era affatto consistente (e non lo è nemmeno adesso, per la verità), avevo indossato un paio di pantaloni lunghi colore “più o meno pesca”, ed una camicia colore “più o meno albicocca”, che mi facevano sembrare un alternativo ballerino da night, ma che non erano assolutamente adatti per le temperature estive.

Nel nuovo Palatrussardi (inaugurato solo l’anno precedente, e definitivamente demolito nel 2011), l’ingresso della band di supporto Madhouse sul grande palco del “Sign O’ the times tour”, fu accolto con un boato di entusiasmo da quasi 9.000 spettatori, che formavano una macchia di colore omogenea.  In seguito, alle ore 20:00, la band entrò puntualissima in scena, e confesso che Sheila E. (Sheila Escovedo) catturò subito la mia attenzione, semicoperta da un mini vestito, con corredo di tacchi. Più che una musicista, sembrava una modella. Ma dopo pochi secondi, quando partì “Sign O’ the times”, Sheila si posizionò  alla batteria, ed iniziò a pestare come un’indemoniata, con una potenza ed una regolarità martellanti. Ricordo benissimo ancora adesso, quando, circa a metà concerto, si produsse in un assolo coinvolgente: fu entusiasmante. La seminuda ballerina-corista Cat (Catherine Glover) affiancava spesso Prince nella parte frontale del palco, ed insieme mettevano in scena delle performances anche gestuali veramente trascinanti (ad esempio quella di “Kiss”, canzone per la quale avevano girato insieme anche il video).

Vi consiglio di guardare assolutamente il video alla fine di questo articolo: è un estratto di un solo minuto di quello che io vidi, ma sarà sufficiente ad illustrarvi l’incredibile qualità visiva, tecnica e sonora di quell’evento: le mie parole non potrebbero mai riuscirci.

La band aveva una qualità impressionante: oltre al maestro di cerimonie Prince, era formata dai già citati virtuosi Madhouse (Eric Leeds al sassofono, Levi Seacer al basso e Dr. Fink alle tastiere), da Sheila Escovedo (batterie e percussioni), Miko Weaver (chitarre), Boni Boyer (tastiere) e Atlanta Bliss (tromba). La corista-ballerina Cat Glover era accompagnata nel suo compito da Wally Safford e Greg Brooks. Undici incredibili artisti animarono il palco per circa 90 minuti, eseguendo una concert list da brividi, che vi riepilogo qui:

01 Sign O’ the times 
02 Play in the sunshine 
03 Little red Corvette 
04 Housequake 
05 Girls & Boys 
06 Slow love 
07 I could never take the place of your man 
08 Hot thing 
09 Soul salsa 
10 Sheila drum solo 
11 Now’s the time 
12 If I was your girlfriend 
13 Let’s go crazy 
14 When doves cry 
15 Purple rain 
16 1999 
17 Forever in my life 
18 Kiss 
19 The cross 
20 It’s gonna be a beautiful night

L’anno seguente, sempre al Palatrussardi di Milano, precisamente sabato 16 luglio 1988, ero nuovamente presente, sempre da solo, e sempre con la Citroen Charleston, ad un concerto di Prince, questa volta in occasione del Lovesexy tour” . Sul palco rotondo (e c’era anche un’automobile, utilizzata per la scenografia di “Alphabet Street“) la band era di nove elementi: la medesima dell’anno precedente, ad esclusione dei coristi Safford e Brooks. Non ci fu l’opening act dei Madhouse. Fortunatamente anche in questo caso Sheila E. ci deliziò con un fantastico assolo, iniziato in piedi sul fronte palco, e terminato alla batteria. La scaletta durò 125 minuti e comprese:

01 Erotic city 
02 Housequake 
03 Slow love 
04 Adore 
05 Delirious 
06 Jack u off 
07 Sister 
08 U got the look 
09 I wanna be your lover 
10 Head 
11 When you were mine 
12 Little red Corvette 
13 Pop life 
14 Controversy 
15 Dirty mind 
16 Superfunkycalifragisexy 
17 Bob George 
18 Anna Stesia 
19 Alphabet Street 
20 Glam slam 
21 The cross 
22 I wish U heaven 
23 Kiss 
24 Dance on 
25 Drum solo 
26 When 2 r in love 
27 Let’s go crazy 
28 When doves cry 
29 Purple rain 
30 1999 
31 Lovesexy

Credo di essere stato molto fortunato: assistere due volte ad un concerto

del maestro Prince e della sua “Corte dei miracoli sonori” è stato un grande privilegio.

Osservando le mie mani, ho visto granelli dei ricordi cadere tra le dita, uno dopo l’altro, e andare perduti per sempre. Con questo contenitore magari ne salverò qualcuno, per chi, in futuro, sarà interessato a capire cosa io fossi.

3 Commenti
  • laura gritti

    che invidia!
    mi ricordo guardavo in tv ammaliata i video di Prince !
    Grande Ste! Che emozioni devi aver provato!
    spesso le cose più belle si provano da soli, pero è cosa buona e giusta tramandarle agli altri 😉👍🏻
    grazie x condividerle con noi 🙏🏻

    30 giugno 2018 at 12:22 Rispondi
  • Clarissa

    Il grande Gabriel García Márquez scriveva: «La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla». Quando racconti attraverso il ricordo un po’ della tua vita ne stai regalando un po’ anche agli altri. Ti auguro di riempire molte pagine di questa “specie di diario”.

    2 luglio 2018 at 10:33 Rispondi

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