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6 Dic

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Coraggiosa favola ecologista, filmata in Scozia nel 1983 da Bill Forsyth (Gregory’s girl, Comfort and Joy), con un budget limitato, utilizzando un cast privo di superstar Hollywoodiane (ad esclusione dell’ormai settantenne Burt Lancaster), e rinunciando totalmente ad effetti speciali (quello era l’anno di “Terminator”, ad esempio), Local Hero venne proiettato, nei migliori dei casi, in piccole sale, o in Cineclub scarsamente affollati, e venne ignorato dal grande pubblico. Eppure questo piccolo, ma emozionante, film può ormai essere annoverato, senza tema di smentita, nella ristretta schiera dei film “cult”.

Centinaia di fans da tutto il mondo raggiungono ogni anno, in una sorta di pellegrinaggio “sensoriale”, le locations principali del film (il villaggio di Pennan, la spiaggia di Camusdarach e la chiesetta di Lochailort). Con sistematicità quasi scientifica posano innanzi alla cabina telefonica rossa, o alla placca celebrativa del film, che venne apposta nel 1996 (alla presenza anche di Mark Knopfler) sul muro della locanda “Pennan Inn”, all’interno della quale è stato approntato un angolo celebrativo delle riprese. Armati di macchine fotografiche, cercano, con sguardo sognante, qualche traccia della capanna di Ben sulla spiaggia, e poi si voltano, nella speranza di scorgere la chiesetta bianca. Infine, alcuni salgono la collinetta della chiesa, e si arrampicano pericolosamente, per vedere oltre le vetrate.

Quali sono dunque i “segreti” di questo film, che hanno permesso che diventasse quasi “leggendario”, che la British Academy of Film & Television Arts (BAFTA) gli assegnasse, nel 1984, il premio come migliore regìa (concorrevano James Ivory, Martin Scorsese e Sidney Pollack), che un sondaggio della rivista specializzata “Time out” lo posizionasse al 51° posto nella classifica dei film britannici più belli di tutti i tempi, e che il British Film Institute lo accreditasse addirittura al 37° posto tra i film britannici più importanti del XX° Secolo ?

Una delle chiavi di lettura di questo trionfo postumo sta sicuramente nella sceneggiatura dello stesso Forsyth (che fu premiata al primo posto dalla National Society of Film Critics, nel 1984), apparentemente banale agli sguardi superficiali, ma in realtà antesignana del movimento “No global”, e accuratamente premonitrice di conflitti che viviamo anche oggi: lo scontro tra i poteri economici forti e la salvaguardia dell’ambiente e la scelta tra il denaro onnipotente e i piccoli, grandi doni della vita. Uno screenplay, spruzzato di humor molto “british”, e con alcuni tratti fortemente simbolici (il telefono della cabina che squilla a vuoto, l’arrivo dell’aurora boreale, un costoso orologio che finisce sommerso, un top manager messo in difficoltà da un pugno di sabbia), che fornisce anche una rara opportunità allo spettatore: quella di proclamare, tra gli interpreti del film, il proprio “Hero”, seppur, apparentemente individuabile di default nell’anziano e disinteressato Ben, che vive, in perfetta solitudine, in una capanna sulla spiaggia.

Ognuno quindi sceglierà istintivamente il proprio “Hero”: Io l’ho fatto. Qualcuno eleggerà la misteriosa Jenny Seagrove (Marina), il cui unico desiderio è la realizzazione di una riserva naturale. Altri opteranno per il compassato impiegato Peter Capaldi (Oldsen), che di Marina naturalmente si innamora. O magari per Burt Lancaster (Felix Happer), il magnate del petrolio che vorrebbe distruggere Ferness, per costruire l’ennesima raffineria, ma che vive incantato dall’astronomia (in seguito un asteroide venne veramente denominato “Happer 7345”, in suo onore). Oppure sceglieranno Peter Reigert (Mr. McIntyre), il finto scozzese, elegante e determinato executive manager, che si emozionerà per un’aurora boreale, e proporrà poi uno scambio di vite al locandiere tuttofare Denis Lawson (Gordon Urqhart). O addirittura quest’ultimo, il furbetto che sembra trattare con gli americani in nome della comunità, o, dulcis in fundo, sua moglie Jennifer Black (Stella), felice e passionale casalinga ?

Oltre alla sceneggiatura, un altro punto forte del film furono le splendide locations, filmate dall’incredibile fotografia di Chris Menges (Urla del silenzio, Mission). Il paese “da acquistare ed abbattere” fu individuato in Pennan, un bianco, isolato, e meraviglioso villaggio di pescatori, situato sulla costa nord di Aberdeen: l’unica variazione necessaria fu lo spostamento di qualche metro della mitica cabina telefonica rossa, insieme all’allestimento di un finto negozio di alimentari. Le scene in esterno della locanda ritraggono il “Pennan Inn”, mentre quelle in interno furono filmate a Banff,  dentro il “Ship Inn”. La capanna del saggio Ben venne assemblata sulla meravigliosa spiaggia di Camusdarach, un luogo da sogno situato a ovest della Scozia, nei pressi di Arisaig e Morar, mentre le scene girate all’interno della Chiesa furono girate presso Lochailort, nella chiesetta “Our Lady of the Braes”. La chiesetta bianca colpì enormemente Forsyth, che decise di realizzarne una riproduzione in cartongesso proprio sulla spiaggia, per alcune scene del film.

Infine, dulcis in fundo, il regista Forsyth e il leggendario produttore David Puttnam (Momenti di gloria, Urla del silenzio, Fuga di mezzanotte, Mission) individuarono il curatore/autore della colonna sonora, e la scelta cadde su Mark Knopfler, allora leader del gruppo Dire Straits. Mai scelta fu più indovinata. Con musicisti di primissimo piano (John Illsley, Tony Levin, Hal Lindes, Terry Williams, Alan Clark, Mike Mainieri, Nel Jason e altri) Knopfler si dimostrò geniale, e compose la colonna sonora perfetta. Dedicò una cura profonda alla realizzazione dell’opera, ponendo altruisticamente se stesso e la sua grande musica al servizio del film, componendo brani originali, che magnificamente completavano quanto filmato da Forsyth. Compose, tra le altre, “Wild theme” (tre versioni nel disco), un brano passato alla storia della musica, che suona immancabilmente nelle orecchie di chiunque ami il film. Affidò all’amico Gerry Rafferty un brano cantato (“the way it always starts”). Intelligentemente, inserì, per una lunga scena del film, anche un Ceilidh (danza e musica di origine Gaelica), che fu suonato da Alan Clark (che appare anche nel film), insieme al gruppo estemporaneo degli Acetones. Mark Knopfler, con la sua opera, dimostrò tutta la sua grandezza, fornendo un contributo assolutamente fondamentale al film, contribuendo a renderlo commovente ed indimenticabile. Non potrete vedere alcune scene (la partenza di McIntyre dalla spiaggia, ad esempio), ascoltando certe musiche, senza sentirvi emotivamente coinvolti.

Grande musica per un grande film, quindi, che ha segnato un’epoca, e la storia di molti di noi. Una favola semplice, per coloro che vogliono sognare un mondo pulito, che amano raccogliere conchiglie, ascoltare buona musica con gli amici, godere degli spettacoli della natura, correre a piedi scalzi su una spiaggia infinita, inseguendo i gabbiani. Insomma, emozionarsi veramente.

Con ostinazione mi arrocco culturalmente in zona mediana, disorientato tra Shakespeare e Antonio de Curtis, risolvendo il dubbio amletico “essere, o non essere” con un perentorio “modestamente, io essi”.

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