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6 Dic

La trama

Trama Film Local Hero

Felix Happer, presidente di una potente Società petrolifera del Texas, ha deciso di installare un colossale terminale per la raffinazione del greggio su un lembo delle coste scozzesi. L’uomo, ricco a dismisura, ma appassionato di astrologia, invia a Ferness un suo giovane funzionario (ritenendo erroneamente che  egli sia scozzese), con l’incarico di procedere ai contratti di acquisto dei terreni con gli abitanti del paesino. Inoltre dovrà rimanere in stretto contatto con lui, dandogli notizie anche su ciò che andrà a vedere nella volta celeste (a quanto risulta ad Happer, le costellazioni sono favorevoli).

Mac Intyre – dunque – parte, prende visione del perfetto plastico predisposto dai tecnici della Società,  incontra in loco Marina, una giovane ed esperta subacquea, anch’essa della Compagnia, specialista in fauna e flora sottomarina e, accompagnato da un altro giovane collega, arriva finalmente a Ferness. Le trattative cominciano: tutti gli abitanti sembrano favorevoli a vendere i propri terreni e intanto, nella breve attesa connessa con i necessari adempimenti, Mac Intyre rimane sempre più sedotto dalla bellezza dei luoghi, dalla limpidezza del mare, e dalla cordiale semplicità degli abitanti.

Ferness è un posto molto strano per lui, avvezzo alla vita di Houston, frenetica, ma di orizzonti troppo limitati, per un giovane dirigente che sembra respirare aria pura per la prima volta. Gli incontri sono interessanti (arriva anche un peschereccio sovietico) e Marina, in tuta subacquea, funge pure da sirena (ammiratissima dall’amico Oldsen), emergendo spesso con conchiglie e coralli. Il fascino del luogo, poi, sarà totale e irreversibile, quando si aggiungeranno una allegra festa locale e – addirittura – il privilegio di assistere ad una stupenda aurora boreale.

Ma sorge un ostacolo: il vecchio Ben Knox, che vive tutto solo, e felice, in una sgangherata baracca sulla spiaggia, si proclama proprietario di quest’ultima (… e da ben quattro secoli) e, poiché ci sta benone e diventare ricco non gli interessa, dichiara che non venderà mai il suo angolo di paradiso. Bloccate le trattative, non resta al bravo Mac che telefonare al Grande Boss a Houston, ed illustrare il problema.  Happer pianta tutto e arriva di persona, calando con l’elicottero su di una piccola baia di sogno. Lui, così aduso ai noiosi consigli di amministrazione, è stato prima colpito dall’aurora boreale  ascoltata al telefono e, in seguito, dall’incontro cordiale ed umano con lo sconosciuto, suo coetaneo, Ben Knox (proprietario di un piccolo telescopio) sulla spiaggia. Non si farà più nessuna raffineria. Le trattative saranno concluse, ma al solo scopo di costruire una grande stazione scientifica, per l’osservazione del sottosuolo marino. 

Così il vecchio Ben resterà per sempre nella sua baracca, la giovane sirena continuerà nei suoi tuffi (e, questa volta, con più larghe prospettive) e Mac Intyre se ne tornerà negli Stati Uniti. Della sua missione, gli rimarranno alcune conchiglie e qualche foto e, negli orecchi e nel cuore, l’eco dello stridio dei gabbiani, unito alle gaie voci scozzesi: più il rimpianto di una volta celeste, quale ad Houston – su cui incombe la foschia dei tanti pozzi petroliferi – neppure è dato di immaginare.

Con ostinazione mi arrocco culturalmente in zona mediana, disorientato tra Shakespeare e Antonio de Curtis, risolvendo il dubbio amletico “essere, o non essere” con un perentorio “modestamente, io essi”.

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