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19 Apr

Il miracolo

Questo film si intitola “Mucize”, che tradotto in italiano significa “il miracolo”. E di un vero miracolo si è trattato, per me. Un film di una bellezza sconvolgente, con indimenticabili immagini, filmate ad opera d’arte, una caratterizzazione impeccabile dei personaggi, ed una storia semplice, ma coinvolgente e ironica. Dopo tante, troppe serate trascorse a sbadigliare con noia, innanzi a inconcludenti lungometraggi, spesso interpretati da celebri attori, mi sono trovato, grazie a Claudia, un’amica ostinata ricercatrice di bellezze, ad incantarmi davanti a quest’opera inconsueta per i nostri mercati.

Sarà forse accaduto anche a voi, dopo aver ascoltato o ammirato qualcosa, di ripensarci per una settimana intera: per me è stato proprio il caso di “Mucize”. Si tratta di un film turco del 2015, magistralmente filmato (in Turchia) dal regista Mahsun Kırmızıgül, e parlato in lingua turca (ma con sottotitoli in italiano), ma non spaventatevi: la scorrevolezza, l’umorismo amaro, l’accurata ricostruzione della realtà rurale e alcuni momenti di ilarità, sebbene alternati a momenti drammatici, non vi permetteranno mai di annoiarvi. Mi stupisce enormemente che Mucize non abbia mai concorso (così almeno credo) alla vittoria di importanti premi internazionali, o del premio Oscar, che meriterebbe ampiamente.

Eccovi un frammento, volutamente non troppo profondo, della trama:

Nella Turchia degli anni ’60, Mahir, un incravattato insegnante di città, viene trasferito, contro il suo volere e contro i desideri della moglie e delle figlie, presso un remoto e sconosciuto villaggio, situato sulle vette nord orientali della Nazione, dove dovrà tentare di estirpare l’analfabetismo. Dopo aver sopportato un interminabile viaggio in autobus fino all’ultima stazione, deve superare a piedi due montagne, per raggiungere la sua destinazione, e amaramente scoprire che il villaggio è non solo poverissimo, ma anche privo della scuola. Sebbene accolto dagli indigeni in maniera assolutamente imprevedibile, si mette immediatamente al lavoro, e richiede al Ministero i fondi necessari per la costruzione di un ambiente in muratura, che vorrebbe utilizzare come aula scolastica. A seguito del netto rifiuto ricevuto, egli sembra abbandonare l’impresa, fin quando, con un colpo di genio, richiede un riscatto alla propria famiglia, sostenendo di essere stato rapito dai banditi sulle montagne. Arrivano i soldi, e la costruzione può incominciare. Trascorrono le giornate, quindi le settimane: Mahir ha iniziato ad integrarsi nella vita del villaggio, e la scuola viene finalmente inaugurata. Con una collezione di scenari da sogno, il film sposta lentamente il baricentro della nostra attenzione da Mahir agli abitanti del villaggio, ai loro problemi, alle loro strane tradizioni, e alla loro genuina umiltà. Diventa un caleidoscopio focalizzato sulla vita di una comunità ai confini del mondo, contraddistinta da tradizioni ancestrali, molto spesso di difficile comprensione. I giovani, ad esempio, si sposano ancora per scelta degli anziani, con un rituale di selezione assolutamente esilarante: le donne anziane del villaggio, dopo aver ascoltato i desideri e le richieste degli scapoli, scelgono la sposa, ma con criteri assolutamente personali, e con risultati disastrosi per i futuri mariti. Con questo sistema, molti ragazzi formano delle nuove famiglie. Quel momento sembra arrivare per tutti, tranne che per Aziz, il portatore di handicap un po’ folle, che riesce a dialogare solo con il proprio bellissimo cavallo. Deriso ed umiliato dai bambini del villaggio, Aziz viene difeso solo dall’insegnante Mahir, che lo salva, ammettendolo alle lezioni nella scuola appena costruita. Nessuno immagina che Aziz potrà mai sposarsi, ma, improvvisamente…….

L’ottovolante emotivo di Mahsun Kirmizigul, in parte commedia divertente e in parte dramma, è entrato di diritto nella classifica dei dieci film che più ho amato nella vita. Il messaggio che ci viene trasmesso è quello di provare ad amare sempre incondizionatamente, anche, e soprattutto, i più deboli, per realizzare qualcosa, senza pensare di ricevere nulla in cambio. E’ quello di avere il coraggio di lottare sempre, anche solo affinché dei bimbi, apparentemente senza possibilità di inserimento nella società, vadano a scuola, e migliorino la propria esistenza. La recitazione di tutti gli attori è assolutamente eccellente, ma sottolineo quella di Mert Turak (il portatore di handicap Aziz) che, per questo film, scelse di vivere per ben tre mesi in solitaria con il cavallo, per stabilire un migliore contatto con l’animale. La sua prova entra di diritto nell’assortimento di grandi attori che in passato hanno interpretato portatori di handicap (tra gli altri, a memoria ricordo Daniel Day Lewis, Dustin Hoffman, Tom Cruise e Robert De Niro).

 

Questo è un film da consigliare a tutti, adulti e bambini. Che andrebbe promosso nelle scuole. Che, grazie alle sue locations meravigliose, accontenterà i viaggiatori sognanti. Che interesserà le persone curiose,  e appassionate alla storia, alla geografia, e alle tradizioni. Che piacerà a chi ama l’ironia, e l’umorismo sagace. Che toccherà il cuore delle persone particolarmente sensibili.

Questa è poesia cristallina

Un toccasana senza barriere razziali e sociali, per l’anima e per il cuore.

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