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21 Dic

L’anima pellegrina

Una serie televisiva indimenticabile. La mia lettera a un celebrato compositore californiano. La sua risposta in un pacchetto. Nora è solo un ologramma. Una struggente poesia dell’irlandese William Butler Yeats. Un libro avvincente, e un regista di horror movies: cosa li accomuna ?

Al termine della loro giornata lavorativa, due giovani scienziati, Kevin e Daniel, stanno completando le ricerche di laboratorio sulle possibilità offerte dagli ologrammi tridimensionali, quando, improvvisamente, si accorgono che, all’interno della capsula di proiezione, è apparsa l’immagine auto-generata di un piccolo feto, che sembra galleggiare nell’aria. Passato l’iniziale, e comprensibile, stupore, i due amici giungono presto alla conclusione che possa solo trattarsi di uno scherzo di qualche hacker entrato nel loro programma. Eseguono quindi il reset del software, spengono il proiettore, e abbandonano il laboratorio.

Incredibilmente però il mattino seguente trovano ad accoglierli, dentro la capsula che dovrebbe solo contenere proiezioni d’ immagini, una graziosa bambina, che parla con loro, e, con un semplice calcolo, stabiliscono che “la creatura” cresce al ritmo di sei mesi all’ora.

La piccola, che afferma di chiamarsi Nora Granville, inizia a interagire con i due ricercatori. Diventando adolescente e poi adulta, si fa coraggio, e ricostruisce per loro gli accadimenti principali della propria vita. Con il tempo, i dialoghi divengono confidenziali, soprattutto con Kevin, che risulta particolarmente sensibile ai racconti dell’anima imprigionata nella capsula. Ma, se per Kevin passano piacevolmente le ore, per Nora trascorrono gli anni: purtroppo invecchia giorno dopo giorno, e inizia a realizzare che i loro scambi di opinioni, le loro confidenze e, soprattutto, le loro risate, sono destinate ad avere molto presto una fine .

I giorni passano, e mentre Daniel indaga nel mondo reale circa l’eventuale esistenza di una vera famiglia Granville, Kevin, nel disperato tentativo di passare il maggior tempo possibile con la ragazza, dimora ormai permanentemente in laboratorio. Non si muove più da quel posto, mangiando su una sedia, e dormendo spesso su una branda vicino a lei, finendo per abbandonare la propria casa, mettendo in crisi il proprio matrimonio.

Con un finale tutto a sorpresa (che non voglio assolutamente rivelarvi), con voce rotta dall’emozione, il giovane ricercatore innamorato legge per Nora, ormai vecchia e stanca, “When you are old and grey”, una struggente poesia di William Butler Yeats (puoi approfondire qui, la storia struggente della poesia).

Guardai alla TV “L’anima pellegrina”, questo intrigante episodio della serie “Ai confini della realtà”, durante una sera invernale del 1987. In quel momento, onestamente, non sapevo nulla, di “Twilight Zone”: non avevo mai guardato la serie, e tantomeno ne avevo sentito parlare. Eppure si trattava di episodi di “science fiction” che avevano fatto la storia della televisione americana: la prima serie, creata da Rod Serling, si sviluppò (in bianco e nero) su cinque stagioni, dal 1959 al 1964, la seconda serie (quella in oggetto) dal 1985 al 1989, ed infine, la terza dal 2002 al 2003. Quindi parliamo di qualcosa che, tra alti e bassi, è stato trasmesso dalla CBS per un arco temporale di 44 anni: un vero record.

La visione di “l’Anima pellegrina” (a proposito, David fu interpretato da Kristoffer Tabori, mentre Nora fu interpretata da tre diverse attrici: le piccole Betsy Licon e Danica McKellar, oltre a Anne Twomey) mi trasmise molte cose, che mi hanno poi accompagnato nella vita. In primo luogo, grazie a quella meravigliosa poesia, conobbi William Butler Yeats (segnalo che l’irlandese vanta evidentemente un fan anche nel nostro Angelo Branduardi, che, nel 1986, incise il cd “Branduardi canta Yeats”, che contiene proprio “When you are old and grey”).

Mi permise anche di entrare in contatto con il grande maestro William Goldstein: fenomenale compositore, polistrumentista e produttore, egli fu portato giovanissimo da Berry Gordy alla Motown negli anni ’70. Ha composto, nella sua lunga carriera, oltre 50 lavori, tra i quali sicuramente ricorderete “Fame” (“Saranno famosi”, in Italia). Scrisse articoli per il New York Times e per il Los Angeles Times, quindi lavorò per la CBS,  e fondò il “Museum of contemporary art” di Los Angeles.

Le musiche da lui composte per l’episodio mi entrarono così prepotentemente in testa che decisi di scrivere al loro autore, che viveva (e vive tutt’ora) a Los Angeles. Inviai uno scritto, con il quale ovviamente mi complimentavo, esprimevo tutta la mia passione per l’episodio e per la colonna sonora, e chiedevo come fosse possibile reperirla. Pochi giorni dopo mi arrivò a casa un pacchetto, spedito da William, che conteneva due compact disc: uno (da lui masterizzato) con le musiche di “L’Anima Pellegrina”, e l’altro, in edizione originale, con la colonna sonora di “Hello again”. Il tutto autografato, e accompagnato da una lettera.

Quella sceneggiatura fu scritta da Alan Brennert, autore di decine di racconti, poesie e romanzi, ed importante e prolifico collaboratore di Rod Serling e della serie.

L’indiscutibile qualità di Brennert è dimostrata da tre nominations ed una vittoria (per “Avvocati a Los Angeles”) agli Emmy Awards, da una candidatura ai “Golden Globe” e da altre decine di riconoscimenti. Tra le molte cose, Alan scrisse anche le storie di Batman per la DC Comics, e molti screenplay per “Star Treck Enterprise”. La sceneggiatura di “Anima pellegrina”, scritta nel 1986, fu inclusa nel volume “Her pilgrim soul & other stories”, purtroppo mai tradotto in italiano, edito nel 1990.

Ed infine dedichiamo un ricordo al regista Wes Craven, prematuramente scomparso nel 2015, a causa di un cancro: dopo aver filmato un racconto così romantico e, a tratti, addirittura struggente, e nonostante abbia diretto Meryl Streep e Angela Bassett nel film “La musica del cuore”, egli viene ricordato soprattutto grazie ad alcuni film horror, tra i quali “Nightmare” del 1984 (ricordate Freddy Krueger ?) e “Scream” , del 1996.

…………di quanti amarono la grazia felice
di quei tuoi momenti
e, d’amore falso o, a volte, sincero,
amarono la tua bellezza.
Ma uno solo di te amò l’anima irrequieta,
uno solo amò le pene del volto tuo che muta.
E tu, chinandoti verso le braci, sarai triste,
e, in un mormorio d’Amore, 
dirai di come se ne volò via…

W.B.Yeats

Con ostinazione mi arrocco culturalmente in zona mediana, disorientato tra Shakespeare e Antonio de Curtis, risolvendo il dubbio amletico “essere, o non essere” con un perentorio “modestamente, io essi”.

1Commento
  • clarissa casteldaccia

    Nella vita non ci è concesso il rewind ma non ho ancora capito se questo è bene o è male.

    17 maggio 2018 at 15:12 Rispondi

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