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9 Apr

Paul Roberts: quadri e canzoni

Il profumo intenso del cioccolato si diffuse nel quartiere, entrando velocemente nella cabina di guida.

Nel grande piazzale della SAIWA, ero seduto al volante del nostro camion FIAT625: lo facevo spesso, quando mio padre si assentava. Era a ritirare le bolle di consegna, e io lo stavo aspettando, impaziente come sempre, per iniziare il nostro quotidiano giro di consegne. Già da qualche anno viaggiavo insieme a lui, come suo aiutante. In verità inizialmente il mio ruolo era esclusivamente quello di innocuo deterrente per i ladri. Caricava i cartoni su un carrellino, e poi andava a piedi a fare le consegne nei negozi, lasciandomi in cabina: se succedeva qualcosa di strano, dovevo schiacciare forte il clacson, e non mollarlo più. Molto tempo prima, mentre lui stava consegnando nei vicoli, rimossi il freno a mano, e il nostro camion arrivò al centro di Piazza Cavour, interrompendo il traffico di mezza Genova.

Ne abbiamo vissute tante, su quel camion, io, il mio papà e la mia famiglia. Durante un weekend, lo usammo addirittura per campeggiare a Riva Trigoso, visto che non potevamo permetterci molto di più. Ci godemmo la spiaggia, il pranzo e la cena, e poi, alla sera, ci mettemmo tutti a dormire sui materassini, chiusi dentro il cassone. Arrivarono i vigili, ovviamente, che però erano in giornata positiva, e finì con una comprensiva ramanzina. Un’altra volta io e lui partimmo sotto una forte nevicata, per delle consegne in Piemonte. Pensò di portare una piccola televisione portatile in bianco e nero, la appese con una corda ad un gancio, e, mentre mangiavamo qualcosa che mia mamma ci aveva preparato, ci guardammo la puntata di “Capitol”, che tanto ci piaceva, e che era un antenato di “Beautiful”. Su un camion, con mio padre, sotto una nevicata pazzesca, a guardare una soap-opera: come potrei dimenticarlo? Mio papà sapeva tutto dei camion, e soprattutto del suo: passava molte domeniche là sotto, su un cartone, a smontarlo e rimontarlo. Lo coccolava, e lo puliva, perché sapeva che era proprio da quel vecchio FIAT625 che dipendevamo tutti noi. All’epoca non lo capivo, e avrei desiderato che lui stesse di più insieme alla famiglia, ma adesso lo capisco bene, e mi dispiaccio dei miei infantili pensieri.

Quel giorno, nel piazzale della SAIWA avevo solo 15 anni: correva l’anno 1978. Non stavo toccando il freno a mano, per fortuna: mi limitavo a a sniffare il profumo di cioccolato che era nell’aria, e ad ascoltare l’autoradio. Trasmisero una bella canzone, molto ritmica, cantata da una voce roca, e cercai di memorizzare qualche parola, per recarmi in un negozio di dischi e dire la solita frase imbarazzante “sa, ho sentito in radio una canzone in inglese, che fa la-la-la”, mi può aiutare?”, per essere in cambio guardato che disprezzo, come avrei fatto io, se fossi stato dall’altra parte del bancone. Così feci, ma fortunatamente, dato che il titolare di Disco Club, di musica ne sapeva veramente una montagna, capì subito quello che volevo: mi fece ascoltare, e poi mi vendette, il 33 giri intitolato “Fickle heart”, del gruppo britannico Sniff’n’ the tears. Credo che pochi di voi ricorderanno il pezzo in questione, che si intitolava “Driver’s seat”, ma sono certo che molti, guardando il video alla fine dell’articolo, potrebbero fare un bel salto indietro di 42 anni, dicendo “ah, questa……. certo, che me la ricordo”.

Al termine degli anni ’70, dopo i primi timidi acquisti (Laurent Voulzy, Donna Summer, Rita Coolidge, Billy Joel), che sono bene raccontati qui, aggiunsi anche questo gruppo tra le mie preferenze.

Formato da un eccentrico compositore e chitarrista inglese, che si chiama Paul Roberts, aveva una caratteristica aggiuntiva, rispetto agli altri: tutte le bellissime copertine e le illustrazioni interne degli album erano tratte da dipinti dello stesso, ed erano senza dubbio un motivo di fascino.

Scoprii solo anni dopo che la pittura era la passione principale del personaggio, una passione che aveva saltuariamente rallentato, per seguire anche gli interessi musicali. I quadri, quasi tutti ad olio su tela, sono a mio parere veramente affascinanti, e ve ne fornisco qui una carrellata.

Questo articolo vuole attirare la vostra attenzione soprattutto sull’attività pittorica di Paul Roberts: non a caso, fin dal titolo è iniziato con un quadro particolare e coinvolgente, intitolato “The arrest” – Oil on canvas 102 x 71 – del 2019. Però non intende trascurare l’attività musicale dello stesso e dei suoi compagni di viaggio, che ho comunque sempre continuato a seguire.

Infatti, gli Sniff’n’ the tears in questi quattro decenni hanno pubblicato molti album, seppur con alterne fortune. Ogni cover che vedete qui sotto riproduce un quadro, ovviamente.

Dopo avervi sopra mostrato tutte le copertine artistiche, vi indico in ordine cronologico i titoli della discografia, con l’usuale sistema di gradimento, contraddistinto dagli asterischi (da 1 a 5).

Come vedete, i gloriosi anni ’80 portarono ad una sfilata di bellissimi album, contraddistinti da una buona continuità, e da un’ottima qualità musicale, innalzando il gruppo in cima alle Hit Parades europee. I primi, bellissimi quattro album, che avevo già in vinile, furono proprio quelli che Stefano Buzzi (scoprite qui questo personaggio incredibile) ordinò per me in formato CD, e questo rappresenta anche un importante valore affettivo. 

1978: “Fickle heart” (*****), 1980: “The game’s up (****), 1981: “Love/Action” (****), 1982: “Ride blue divide” (****), 1991: “No damage done” (**), 2000: “Underground” (**), 2011: “Downstream” (**), 2015: “Live at Rockpalast” (*): 2017: “Random elements” (**) e 2020: “Jump – Acoustic” (**). A questi lavori vanno aggiunte tre raccolte: “Retrospective” del 1983, “A best of” del 1991, e “Driver’s seat – The best of” del 1999, oltre a tre album di Paul Roberts solista, intitolati “City without walls” (1985), “Kettle drum blues” (1987) e “Slowdown” (1992).

Spero di esser riuscito nel mio intento, muovendo la vostra curiosità, parlandovi degli semi-sconosciuti Sniff’n’ the tears, e del loro imprevedibile leader: se la risposta è affermativa, potete leggere, ascoltare e comprare su www.sniffnthetears.com per la parte musicale, oppure leggere e ammirare (e comprare i quadri, se siete benestanti) su paulrobertspaintings.co.uk.

Vi lascio con il video di “Driver’s seat”, la canzone dalla quale per me tutto iniziò, in quel giorno del 1978, ormai così lontano.

Tutto iniziò su un vecchio camion rosso, un FIAT625 posteggiato nel piazzale della SAIWA.

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