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4 Giu

Abbandonata

Bianca come il latte, mi attende ogni anno, da tanti anni. Come d’abitudine ormai, non si cura della pioggia, né del sole rovente, e non fa nulla, ma proprio nulla, per evitare, nemmeno in parte, il  vento impetuoso che ne sferza duramente i tratti. Impassibile soltanto mi attende, ed io arrivo, puntuale e speranzoso, ogni volta. Con il trascorrere implacabile del tempo, è sfiorita la sua beltà, e ad ogni nostro appuntamento, mi pare di scoprire una nuova ferita nel suo aspetto, che una volta faceva voltare gli ammirati passanti.

Conosco poco del suo presente, e quasi nulla del suo passato. Narra la leggenda che il primo a volerla, proprio su quella bella collina verde, dalla quale si domina la vastità azzurra di due mari, e di un cielo immenso, fu un intraprendente e benestante giovanotto francese: fu il primo, e forse l’unico, a possederla completamente, in tutta la sua incomparabile bellezza.

Con il trascorrere degli anni, la fortuna sorrise più volte al bel francese, che divenne un uomo ricco, e iniziò a vagare per il mondo, alla ricerca di migliori opportunità. I loro incontri sulla collina che profuma di mirto divennero sempre più rari, e sempre più disattenti. La vita condusse in fretta il giovane verso altri lidi, altre aspirazioni, altre emozioni, altri desideri.

Gradatamente, e senza alcuna attenzione, la abbandonò al suo destino.

Da molti anni guardo con ammirazione, e con tristezza, quella casa bianca, anzi, quella meravigliosa villa bianca, dalla particolarissima forma rotonda.

Inizialmente la osservavo un pò timidamente, solo da lontano, solo dalla strada, senza avvicinarmi.

Poi, negli anni a seguire, dato che le recinzioni erano state divelte in più parti, avevo iniziato ad entrare nell’area esterna alla casa, formata in massima parte da un gigantesco giardino affacciato a strapiombo sul mare, e da una panoramica veranda in muratura.

La location della villa è ancora straordinaria, sebbene nel circondario siano state erette molte altre costruzioni, e addirittura un villaggio turistico. Adesso sembra una ragazza bellissima che siede in disparte, ad una festa. Chi decise di costruire qui un’abitazione ebbe un’intuizione fenomenale, questo gli va riconosciuto.

La vista del mare dalla veranda è qualcosa che ogni volta mi toglie il fiato: la fotografia che vedete in alto è stata da me scattata proprio da lì.

Come dicevo, la palizzata e gli infissi sono stati distrutti dai vandali, e quindi la villa è divenuta da tempo accessibile a tutti.  Adesso anche io, una volta all’anno, entro dentro i saloni e le camere, mi godo la veranda e salgo le scale, per accedere alla terrazza panoramica.

Purtroppo le intemperie, i vandali e gli stupidi che non apprezzano il bello stanno portando avanti sistematicamente la loro opera, e la stanno sfregiando in maniera molto dolorosa.

Hanno distrutto tutto, si sono accaniti anche contro il camino, hanno deturpato i muri del bel salone bianco con farneticanti ed inutili scritte di vernice.

Si iniziano a palesare profonde crepe nei muri, mentre le tegole del tetto hanno iniziato a volare via, permettendo alla pioggia di insinuarsi all’interno: insomma, la demolizione procede inesorabile, ed io, anno dopo anno, ne posso solo prendere atto.

Il 12 luglio 2017 ho caricato su Youtube il triste video (dura solo 4 minuti, e lo trovate qui sotto) di una delle mie esplorazioni della villa. Le immagini della villa abbandonata hanno riscosso un notevole interesse: in meno di un anno, è stato visto da quasi 14.000 persone.

Io continuerò, anno dopo anno, ad andare a visitarla, anche se so già che sarà un dolore vederla poco a poco consumarsi. Sono certo che un tempo fosse bellissima. Amerei conoscere la sua vera storia, e magari, in qualche modo, proteggerla, ma so che questo non sarà possibile. Amerei che qualcuno più fortunato di me potesse acquistarla, e fare in modo che non si trasformi in un cumulo di macerie. E magari un giorno, tornata sorridente, lasciarmela ammirare ancora.

“Gli uomini non cambiano: fanno i soldi per comprarti, e poi ti vendono”, così cantava Mimì.

Ma lui non aveva né il tempo, né l’interesse, per venderla.

Abbandonarla, e dimenticarla: quella era la soluzione più comoda.

Con ostinazione mi arrocco culturalmente in zona mediana, disorientato tra Shakespeare e Antonio de Curtis, risolvendo il dubbio amletico “essere, o non essere” con un perentorio “modestamente, io essi”.

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