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4 Dic

Grotte di Matala – Creta, Grecia

Una piccola baia, di sabbia e ciotoli, lunga circa 200 metri, con le due piccole isole di Paximadia che si specchiano nell’acqua di colore blu intenso. La spiaggia, pittoresca e tranquilla, è ben organizzata, con noleggio ombrelloni, docce, bagnino, impianti sportivi, e dotata di alcuni snack bar. Offre la possibilità di praticare sport acquatici, e di fare escursioni in barca. Molto amata dai turisti, anche per la sua posizione centrale nell’isola, è circondata da negozi e taverne, alberghi di tutte le fasce prezzo, piccole pensioni, e un campeggio, insomma, una bella spiaggia attrezzata, ma come, in Grecia, in fondo, se ne trovano tante. Infatti, l’attrazione principale di Matala non è la bella spiaggia.

La vera attrazione è qui rappresentata dalle grotte naturali incombenti sulla spiaggia, e, soprattutto dalla loro curiosa storia. Le grotte di Matala furono formate dalle intemperie nelle pareti di calcare bianco a nordovest della baia, nel corso di migliaia di anni, e fin a partire dall’età neolitica. Nel primo e secondo secolo dopo Cristo vennero usate dai Romani come tombe, quindi (e qui viene il bello), a partire dal 1964, iniziarono ad essere utilizzate come abitazioni, da una vasta comunità hippy.

Nel giugno del 1968, il Vescovo emanò una circolare contro gli Hippies, senza sapere che sarebbe stata la mossa che avrebbe reso la località famosa in tutto il mondo. Solo poco dopo, infatti, il numero del 19 agosto 1968 del settimanale americano “Life” usci’ in edicola, con la copertina dedicata ad una coppia di giovani seduti davanti ad una grotta. L’articolo consisteva in un reportage di Thomas Thompson, corredato dalle bellissime foto di Denis Cameron. Era tutto quanto occorreva: in un solo giorno, Matala divento’ una località famosa. Da tutto il mondo arrivarono frotte di giovani, trasformando il piccolo villaggio cretese nella capitale mondiale dei figli dei fiori. Il famoso articolo portò quindi il mondo a conoscenza di questo strano insediamento fuori dal mondo civilizzato, che, si dice, ospitò nelle caverne anche James Taylor, Bob Dylan, Cat Stevens, Jony Mitchell e Janis Joplin. La leggenda sostiene che anche John Lennon dormì qualche notte a Matala. Jony Mitchell, a conferma della sua esperienza, compose e incise la canzone “Carey”.

Matala Beach FestivalNegli anni ’80 il Governo Greco intervenne, con il pretesto della conservazione del Sito Archeologico, e sgomberò l’area con la forza. Le grotte oggi sono aperte ai visitatori, che possono accedervi gratuitamente, ma è proibito trascorrere la notte all’interno delle cavità. Ogni anno, la regione di Creta, in collaborazione con il comune di Festos, organizza, nel mese di giugno, un festival per loro, per i “figli dei fiori”, chiamato “Matala Beach Festival”. La spiaggia di Matala si riempie nuovamente di gente, di musica e di colori. Tre giorni e tre notti piene di musica e di amore. Molti concerti, Beach Bars organizzati, manifestazioni teatrali, e una serie di altri happenings per tutte le eta’. Sotto le famose grotte di Matala, la scena centrale del festival ha ospitato in questi anni molti nomi famosi della musica e dell’arte, greci e stranieri.

“Mi sento come rinato”, ha ammesso Arn Strohmaier, autore del libro “The myth of Matala”, anche lui hippy a Matala negli Anni ’60, e oggi membro del comitato organizzativo del festival. “Mi fa impressione essere un’altra volta qui, come allora, ad ascoltare la stessa musica, e di rivivere gli stessi sentimenti di ieri”.

Chi fosse interessato, può approfondire l’argomento su questo bellissimo sito, gestito da Elzo Smid.

Con ostinazione mi arrocco culturalmente in zona mediana, disorientato tra Shakespeare e Antonio de Curtis, risolvendo il dubbio amletico “essere, o non essere” con un perentorio “modestamente, io essi”.

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