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5 Dic

Spiaggia di Beauduc – Camargue, Francia

Spiaggia di Beauduc

La spiaggia di Beauduc in Camargue è bella, e impossibile. Bisogna fortemente desiderarla, e bisogna conquistarla. Per raggiungerla, si è obbligati a percorrere circa 14 chilometri (partendo dal paese di Salin de Giraud), guidando per quasi un’ora, su una stradina, sterrata e strettissima, che attraversa una palude. Ma ne vale assolutamente la pena: è un’esperienza da provare. Terminata la fatica della guida, ci si rilassa, si respira, e ci si immerge in un paesaggio sconfinato. Un luogo da fine del mondo, una spiaggia immensa, tra cielo e mare, dove è addirittura complicato definire dove finisca la terra, e dove inizi l’acqua. Il continuo movimento delle maree, e le perenni raffiche di vento, creano piccole isolette e grandi stagni, che durano spesso solo una giornata. Nessuna traccia di asfalto, niente cemento, nessun accenno di civiltà: solo sabbia, acqua, cielo, e vento.

Eppure, incredibile a dirsi, molti anni fa, in questo paradiso isolato, sorgeva, ben nascosto dalle dune, uno strano villaggio precario, completamente abusivo e inventato dal nulla, fatto di capanne di legno, autobus in pensione, roulotte troppo stanche per viaggiare e altre strane dimore, realizzate con vecchi pannelli pubblicitari.

La storia di questo villaggio risale al primo dopoguerra, quando, negli anni ’50, le originarie capanne in legno e paglia dei pescatori iniziarono ad essere utilizzate da estemporanei vacanzieri giornalieri. Con il passare degli anni, si sparse la voce di tanta incontaminata bellezza: i vacanzieri aumentarono, e allungarono i loro soggiorni presso quel paradiso naturale. Le dimore abusive presero l’aspetto “naif” sopra descritto, diventando, negli anni ’60, circa duecento unità. Sorsero addirittura nuovi “quartieri” (Beauduc plage e Beauduc Nord) e il “villaggio” raggiunse l’apice della sua popolarità francese.

Anche grazie al perfetto melting pot di razze, religioni, culture, usi, costumi e tradizioni, soggiornare a Beauduc diventò un’esperienza artistica: erano infatti moltissimi i “residenti”, anche stranieri, che praticavano la pittura, la scultura, la poesia e la musica. Sorsero ben due ristoranti, rigorosamente allestiti con materiale di recupero, che offrivano squisite grigliate di pesce pescato in loco. Si trattava di una comunità organizzata ed autonoma, che, senza acqua potabile, né servizi, abusivamente insediata su terreno demaniale e incurante delle Leggi Nazionali, viveva in perfetta anarchia. Bimbi che, in totale libertà, crescevano, in simbiosi con la natura, seguendo i ritmi del sole, uomini e donne che pescavano sogliole e branzini, organizzando barbecue comuni, aperti a tutti. Ognuno metteva entusiasticamente a disposizione della comunità le proprie competenze: chi si adoperava come cuoco, chi come meccanico, chi come falegname. Un ritorno alla vita selvaggia: per molti di loro, in effetti, era l’unica vita desiderabile.

JujuDurante la seconda metà degli anni ’90, Beauduc venne scoperta dal mondo intero, e, purtroppo, anche dal “Jet Set”. Presso il ristorante “Chez Juju” si potevano incontrare modelle e stilisti, attrici e registi. Qui pranzarono Roman Polansky e Jack Nicholson, che scattarono alcune fotografie, che apparvero sulle riviste internazionali di gossip. Inevitabilmente, ed inesorabilmente, l’utopia anarchica, selvaggia e libertaria di Beauduc iniziò ad incrinarsi. Le autorità francesi furono costrette ad intervenire su un fenomeno che ormai era divenuto scomodamente ampio, e sotto gli occhi del mondo.

All’alba del 30 novembre 2004, la Gendarmerie arrivò in assetto da battaglia sulla spiaggia,  arrivò con le ruspe e tutto il resto. Una ventina di capanni furono immediatamente rasi al suolo, tra i quali i ristoranti “Chez Juju” e “Chez Marc et Mireille”. Nei mesi a seguire aumentarono i controlli capillari, e continuarono gli abbattimenti. I finti chalet svizzeri, le capanne con le pareti di conchiglie e le coloratissime cascine provenzali, che avevano rispecchiato l’anima dei loro abitanti, sparirono poco a poco, per lasciare solo sabbia.

La distruzione del villaggio non ha comunque decretato la morte dell’anima profonda e indipendente di Beauduc: arrivando qui, ho respirato forte, ed ho sentito distintamente un’incredibile aria di libertà: ho provato la sensazione di essere isolato dal mondo, ma al centro dell’Universo.

Lo spirito libero, indipendente, artistico e anticonformista si sente ancora forte nel vento, tra le dune di Beauduc……

Con ostinazione mi arrocco culturalmente in zona mediana, disorientato tra Shakespeare e Antonio de Curtis, risolvendo il dubbio amletico “essere, o non essere” con un perentorio “modestamente, io essi”.

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