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15 Giu

La Croce delle Vedove

Appena pronunciata l’improvvida frase, mi resi conto di aver commesso un grave errore. La nerboruta Danielle si era fatta improvvisamente seria, e, anche grazie ai riflessi del fuoco del barbecue sul suo viso, aveva ormai assunto un’espressione decisamente contrariata, quando disse: “attenzione, ragazzo: noi non siamo francesi, siamo Brétoni”, scandendo bene, una ad una, le lettere “ b  r  e  t  o  n  e ”  , come se stesse parlando allo scemo del villaggio. Davanti a quattro pesci, appoggiati a cuocere sulla griglia di un trans-nazionale barbecue, una semplice frase sulla “francesità” era quasi stata sufficiente a creare un incidente diplomatico tra la Liguria e la Bretagna.

Per fortuna, suo marito Philippe la buttò subito in ridere, come faceva sempre, e tornammo tutti a discutere di varie ed eventuali. Quella notte, sdraiato in tenda, non potei non collegare quell’orgoglio femminile così acceso, e così fiero, ad un monumento che mi aveva molto colpito pochi giorni prima: la “Croix des Veuves”, traducibile in italiano in “La Croce delle Vedove”. In quel piccolo paese bretone, dal nome quasi impronunciabile, Ploubazlanec, mi ero imbattuto in quella consumata croce in granito, eretta sulla vetta di un bel promontorio verde, dominante un ampio tratto di mare. Come spesso accadeva, ero giunto lì senza nulla conoscere, ma, durante i giorni seguenti, mi ero un po’ documentato, su un luogo tanto inusuale.

Avevo scoperto che la croce fu eretta nel 1700, e assunse presto la funzione di punto di raccolta per le mogli dei pescatori, che scrutavano l'orizzonte per individuare le golette che facevano ritorno dalle campagne di pesca. Sovente era solo in quel momento che molte di loro scoprivano di essere diventate vedove. Immaginare gruppi di donne, alcune delle quali presumibilmente con bambini al seguito, se non neonati in braccio, che attendono invano il proprio compagno, mi risulta straniante, nella sua crudeltà. Una scena con decine di loro che piangono di gioia, mentre altre piangono di disperazione, assomiglia ad una roulette russa alquanto crudele. Ma era quello che accadeva nella realtà, e puntualmente, ogni estate, a Ploubazlanec.
La disperata convivenza degli abitanti di questo piccolo villaggio con i mari in tempesta è testimoniata anche da un'altra location, situata poco distante dalla croce, che si chiama "Le mur des disparus", "Il muro degli scomparsi". La tragica conseguenza di ciò che le mogli più sfortunate scoprivano sul promontorio, poteva solo essere il commemorare in un posto speciale gli interi equipaggi scomparsi,unendoli anche nella tragica fatalità. Le lapidi e le targhe commemorative non riguardano famiglie, come siamo abituati a vedere, ma golette, vascelli e pescherecci nella loro completezza, e con l'indicazione del numero delle vittime. Tante storie uguali di famiglie diverse sono qui accomunate nella disgrazia, e nel ricordo.
Nel 1995, dopo l’entusiasmante esperienza scozzese dell’anno precedente, organizzai questo viaggio, sempre con la fidata Ford Fiesta rossa, e la tenda maggiolina sul tetto. 

Dopo un breve, ma importante, soggiorno nella meravigliosa Carcassonne (Regione Languedoc-Roussillon, e, prima o poi,le dedicheremo un articolo, su questa pagine), l'ingresso in Bretagna era avvenuto nei pressi dell’incredibile complesso megalitico di Carnac, situato nel sud ovest della Regione, il quale vanta oltre 2.500 testimonianze preistoriche, tra megaliti monolitici (Menhir), tombe individuali (Tumuli) e tombe collettive (Dolmen), tra i quali avevo vagato con molta curiosità.

Poco distante da Carnac si sviluppa l’affascinante penisola del Quiberon: si tratta di 14 chilometri di spiagge, di piccole insenature, di porticcioli, e di piccoli villaggi. La baia di Port-Blanc e la baia di Port-Bara, unitamente alla spiaggia di Penthièvre, sono location paradisiache per i surfisti, mentre la spiaggia di Saint-Pierre è adatta alle famiglie. Oltre a tanta natura, anche il villaggio di Portivy, con le sue osterie tipiche, e quello di Auray, con i vecchi moli ed i piccoli negozi di antiquariato, soddisferanno le vostre curiosità. E, se non sarete ancora soddisfatti, potrete esplorare  le grotte di Kerniscob,  ammirare il Castello di Turpault (eccolo, qui sotto), o visitare un raro stabilimento di inscatolamento di sardine, la “Conserverie Belle-Eloise”.

 

La penisola di Quiberon era stata solo il primo assaggio, l’aperitivo, di tutto quello che quel viaggio mi avrebbe riservato. Viaggiando verso il Nord della Regione, le attrattive naturali e paesaggistiche si erano mostrate una dopo l'altra, senza soluzione di continuità, in tutta la loro bellezza: la straordinaria Pointe du Raz, la Costa di granito rosa presso Perros Guirec, il villaggio di Plougrescant, con la famosa casa tra le rocce,  il già citato villaggio di Ploubazlanec, il faro di Cap Frehel con Fort La Latte ed infine l'indimenticabile Saint Malo e Cancale.
La Pointe du Raz (vedi anche un altro articolo qui) è un fantastico promontorio verde, situato sull'oceano Atlantico, nel punto più occidentale dell’intera Francia. Grazie ad una rilassante e panoramica passeggiata, ci si avvicina al Faro della Vieille (eccolo sotto, in una fantastica fotografia), molto spesso sferzato da un vento impetuoso, e da onde veramente spaventose. Venne costruito proprio in quel punto complicato per aiutare le navi a passare indenni il terribile stretto “Raz de Sein“, tra la Pointe du Raz e l’isola di Sein. Il mare in tempesta qui è la regola, non è l’eccezione.


La celeberrimaCosta di Granito Rosasi sviluppa dalla località di Perros Guirec fino alla Pointe du Squewel, a Ploumanach, dove vigila il Faro di Mean Ruz (che vedete sotto). E’ proprio nella zona attorno al faro che le formazioni rocciose di granito rosa, modellate dai venti, dalle maree e dalle piogge, hanno assunto le forme più strane, in base alle quali sono state poi denominate. Passeggiando lungo questo meraviglioso tratto di costa, individuerete anche voi “Il coniglio”, “La bottiglia”, Il cappello di Napoleone”, “Il castello del diavolo”, e molte altre rocce dalle forme stranissime.


A circa 4 chilometri dal centro del paese di Plougrescant (dove sicuramente avrete visto poster e cartoline della cosiddetta “Castel Meur” o “Maison du Gouffre”) troverete questa famosa casa privata costruita tra le rocce, meravigliosamente inquadrata dalla fotografia sottostante. Dopo aver posteggiato in una piazzola, ci si può avvicinare a piedi, possibilmente con un pò di discrezione.
  

Presso Cap Frehel (vedi anche un altro articolo qui), che mi ha dato l’impressione di essere il paradiso dell’erica e della lavanda, la solida Torre Vauban (eccola, più piccola, sulla destra, nella bella fotografia sotto) fu costruita nel 1650, utilizzando, ovviamente, il granito. Il faro venne eretto soltanto 300 anni dopo, nel 1950: è visitabile, ed ho avuto la fortuna di visitarlo. Dalla sua sommità è possibile vedere un panorama indimenticabile, che comprende le isole del Canale della Manica Jersey e Guernsey, oltre al vicino Fort La Latte.

Lo scenografico Fort La Latte, raggiungibile da Cap Frehel in automobile in pochi minuti, si trova in una location fantastica, e venne utilizzato come set cinematografico per i film “I Vichinghi” (1957, con Tony Curtis e Kirk Douglas) e “Chouans” (2010, con Sophie Marceau). Potete salire sul torrione, ed è inutile dirvi che il panorama vi lascerà senza fiato.

Infine, una delle perle più brillanti della Bretagna, un posto da sogno, che staziona immancabilmente nelle prime posizioni della mia classifica dei posti preferiti: Saint Malo. Perdetevi nelle sue strette vie, passeggiate lungo i bastioni, entrate nelle taverne e nei piccoli negozi. Sbalorditevi, come me, per il fascino della marea, che riesce a cambiare i paesaggi in pochi minuti. In fondo vi mostro due mie fotografie con la stessa inquadratura: una con l'alta marea, l'altra con la bassa marea: sembra incredibile, vero ?





 
Un ultimo suggerimento: giunti a Saint Malo, sarete a pochi, pochissimi chilometri dalla Normandia, quindi da Mont St. Michel, Etretat e molte altre meraviglie (anche alla Normandia dedicheremo un sostanzioso capitolo). Nel mio viaggio arrivai anche in Normandia, ma se non riuscite, cercate almeno di allungare fino a Cancale (che è ancora in Bretagna), che è una cittadina deliziosa, nonché, aspetto non trascurabile, la capitale mondiale delle ostriche e dei frutti di mare. Lungo la strada troverete dei punti di ristoro irresistibili, e quale miglior ricordo, prima di lasciare la Bretagna ? 

Croci per le vedove, orgoglio, mari in tempesta, fari indistruttibili, fortezze,

granito rosa, villaggi, ostriche a volontà: ecco la Bretagna.

Osservando le mie mani, ho visto granelli dei ricordi cadere tra le dita, uno dopo l’altro, e andare perduti per sempre. Con questo contenitore magari ne salverò qualcuno, per chi, in futuro, sarà interessato a capire cosa io fossi.

2 Commenti
  • clarissa casteldaccia

    Posti incantevoli resi ancor più incantevoli dalla tua descrizione. Grazie

    15 giugno 2018 at 12:30 Rispondi

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